Quando l’invasione della privacy ti scagiona – Un errore giudiziario sanato dalla Digital Forensics

Imputato per rapina a mano armata, 12 mesi di detenzione domiciliare preventiva, assolto per non aver commesso il fatto.

In un caso di rapina a mano armata il nostro cliente veniva individuato dalla Parte Offesa, assieme ad altri soggetti, attraverso “indagini” fatte in autonomia su Facebook.
La PO denunciava 6 episodi di aggressione ad intensità crescente commessi ai suoi danni, con l’ultimo in cui avveniva la rapina.
Appare opportuno chiarire che la PO avrebbe incontrato frontalmente il nostro cliente solo nella sera della rapina in un’area verde scarsamente illuminata e di notte, e nonostante tutto attribuiva ad egli anche le precedenti aggressioni, avvenute in concorso con altri.
Accusato quindi per il reato previsto dall’art. 628 C.P., il nostro cliente veniva intanto sottoposto alla misura preventiva della detenzione domiciliare che durerà circa 12 mesi. L’imputato era, tra l’altro, un imprenditore che a seguito delle vicende giudiziarie trarrà un ingente nocumento.

La difesa ha fornito:

  • Tabulati Octotelematics (dispositivo di localizzazione veicolare della compagnia assicurativa);
  • Tabulati telefonici con relativa positioning delle celle agganciate;
  • Tabulati Telepass;
  • Smartphones dell’imputato e di alcuni testimoni con particolare riferimento alle conversazioni di WhatsApp;
  • Dati provenienti dall’account Google dell’imputato.

Le attività tecniche si sono basate da un lato sulle informazioni documentali provenienti dai vari tabulati e dall’altro sui dati acquisiti secondo le regole previste dalla Legge 48/2008 dalle memorie dei dispositivi digitali messi a disposizione e dall’account Google del cliente.
Le informazioni così raccolte hanno consentito di ricostruire per alcuni episodi tutti gli spostamenti dell’imputato nelle stesse ore in cui venivano denunciati i fatti.
Sebbene le attività tecniche avessero consentito di realizzare delle precise ricostruzioni degli spostamenti in alcune date, con riscontri coerenti e concordi delle informazioni tra di esse incrociate, nulla si poteva affermare di più che in tali episodi il veicolo dell’imputato e il suo smartphone fossero a centinaia di km di distanza.

Il colpo di scena lo ha fornito Google!

Effettuando il “DownTake” dell’intero profilo dell’imputato si è scoperto che il cliente fosse solito utilizzare l’assistente vocale digitale di Google, il quale viene attivato con il comando vocale “Ok Google”.
Diventa fondamentale ai fini della difesa il fatto che Google memorizzi ogni singola richiesta vocale effettuata dal cliente. Nell’archivio era disponibile la registrazione vocale, la data e la posizione GPS ad esse associate.
Se da un lato tutti siamo preoccupati del modo in cui tali informazioni vengono “prepotentemente” raccolte dai vari gestori di servizi web, dall’altro questo rinvenimento ha cambiato le sorti del processo.
Infatti, in dibattimento è stato possibile affermare che in tre dei sei episodi denunciati il nostro cliente si trovava in altra regione per motivi di lavoro, evidenza che è stata inequivocabilmente confermata dalle registrazioni conservate da Google che collocava geograficamente e temporalmente il soggetto.

Sebbene per la data della rapina non ci fossero elementi digitali analogamente robusti, le informazioni ottenute e prodotte in escussione testimoniale in dibattimento sono state sufficienti a far perdere alla PO l’indispensabile requisito della coerenza e della verificabilità di quanto da lui denunciato. La difesa legale ha potuto quindi operare forte di una mole di informazioni inizialmente inattesa.
Il processo si concluderà con una sentenza “splittata” che dei due imputati vedrà il primo condannato ed il nostro cliente assolto per non aver commesso il fatto. (Sentenza del 2018 del Tribunale di Nola)

Posted on 1 Luglio 2022 in DF Center news

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